Terapie anti Covid-19, sicurezza dei plasmaderivati e vaccini: gli esperti a confronto su Donatorih24.it

A che punto sono le terapie anti Covid-19, quanto il plasma iperimmune e i vari studi in corso si stanno dimostrando efficaci, ma soprattutto quanto è fondamentale il ruolo dei donatori per contrastare il virus.

Sono solo alcuni dei temi su cui si è discusso nel corso del livestreaming di mercoledì 23 settembre organizzato da Donatorih24.it, in collaborazione con AVIS Nazionale, intitolato “Covid d’autunno. Il plasma tra vaccini e terapie: perché la donazione resta fondamentale”.

L’incontro, che è moderato dal direttore di Donatorih24.it Luigi Carletti, ha visto intervenire il presidente Gianpietro Briola, insieme al direttore del Centro nazionale Sangue, Vincenzo De Angelis, il presidente della SIMTI (la Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), Pierluigi Berti, e il direttore del Servizio immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo di Pavia, Cesare Perotti.

La situazione in Italia

Il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola

“Sotto controllo” è l’espressione che, quasi all’unanimità, gli ospiti hanno utilizzato per spiegare in che modo il nostro Paese stia gestendo la fase attuale: «Per i dati che abbiamo anche qui in ospedale – spiega Briola – possiamo ritenerci tranquilli. Stiamo raccogliendo i frutti dei buoni comportamenti che sono stati tenuti durante la pandemia. La libertà di tutti dipende dalla responsabilità di ciascuno, e questo messaggio mi pare sia stato recepito».

Che sia necessario un monitoraggio attento è tuttavia fuori discussione, visto che come hanno sottolineato Perotti e Berti «nelle strutture sanitarie non ci sono emergenze in corso, ma ogni minima oscillazione sarà l’effetto dei comportamenti che verranno mantenuti».

Quei buoni comportamenti che, nonostante gli appelli, soprattutto nel periodo estivo sono venuti un po’ meno, si pensi al calo delle donazioni: «Crediamo che il sistema possa ritenersi soddisfatto – spiegano Briola e De Angelis– in quanto il calo delle scorte è dipeso dalla graduale ripresa delle attività post Covid e dalle partenze per le vacanze estive. Anche le procedure di convocazione e prenotazione hanno rallentato la macchina operativa, ma dovranno essere le linee guida che caratterizzeranno il prossimo futuro». Un prossimo futuro nel quale, il direttore del Cns, non prevede nuove situazioni critiche «anche se sarà necessario rimodulare la raccolta così da convocare i donatori dove, come e quando serviranno. L’autosufficienza è un obiettivo di tutti e per raggiungerla è necessario lavorare sulla programmazione e non sull’emergenza del momento».

La terapia con il plasma iperimmune e il protocollo Tsunami: a che punto siamo?

il direttore del Servizio immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo di Pavia, Cesare Perotti

Che le procedure attualmente in corso siano efficaci, lo afferma il dottor Perotti pur tenendo presente che «al momento non esistono terapie standard di riferimento. Si provano presidi con antivirali, ma nulla di più: la cosa importante è che il plasma venga usato nei tempi e nei modi giusti».

Ma allora perché non si sente più parlare del protocollo Tsunami? «Lo studio avviato a Pisa – prosegue – era necessario, ma è partito in un momento in cui le esigenze dei pazienti, da un lato per fortuna, si stavano riducendo. Il tempo per prepararlo è stato doverosamente lungo, ma la ricerca può proseguire comunque. I pazienti da arruolare ci sono (al San Matteo di Pavia negli ultimi 10 giorni ne sono arrivati circa 7, ndr): se tutti facciamo la nostra parte i numeri per uno studio randomizzato ben fatto li abbiamo».

Più cauto il presidente della Simti, Pierluigi Berti, che ha rilanciato la necessità di «evidenze solide dalle quali non possiamo prescindere. Anche altri Paesi nel mondo si sono attivati in tal senso, ecco perché mi auguro giungano riscontri tali da definire la terapia precisa, così da attingere a una popolazione con elevato titolo anticorpale. Solo in questo modo potremo creare le scorte adeguate per procedure consolidate».

Gli “arsenali al plasma” e gli effetti del tam tam mediatico

Era stato questo il titolo del livestreaming organizzato lo scorso maggio, in cui si cercava di capire come le Regioni stessero organizzando le banche con il plasma da congelare e tenere a disposizione in caso di emergenza. Ma è davvero così? Ci sono questi arsenali? «Assolutamente sì – afferma De Angelis – e la promozione di ricerca su scala nazionale, in primis lo stesso Tsunami, ha portato molti territori a poter contare su queste scorte. Anche a livello europeo le cose si stanno muovendo e la dimostrazione è arrivata nei giorni scorsi con l’avvio ufficiale del progetto SUPPORT-E nel quale, oltre agli ospedali di Mantova e Pavia, per il nostro Paese gioca un ruolo importante proprio il Centro nazionale sangue».

Ma allora come mai pian piano l’onda emotiva è andata scemando? «Il tam tam mediatico ha fatto passare il messaggio che fosse necessario donare solo il plasma iperimmune – ha sottolineato Briola – mentre come AVIS abbiamo sempre insistito sul fatto che i primi a essere chiamati in causa fossero donatori fidelizzati: pur con un minimo calo delle donazioni, abbiamo registrato molti donatori nuovi, e questo è molto importante visto che il ricambio generazionale è sempre più rallentato. Sensibilizzare e chiamare alle armi solo sul momento non fa bene a nessuno». Una necessità, quella di “coinvolgere” i nuovi donatori facendoli diventare abituali, espressa anche dallo stesso De Angelis.

Importanza della donazione e sicurezza dei farmaci plasmaderivati

Il presidente della SIMTI, Pierluigi Berti

«Un iniziale disorientamento, poi un rapido recupero che ha portato addirittura all’eccedenza». Così Berti ha spiegato le fasi delle donazioni durante la pandemia: «Quando il plasma da convalescente è diventato di interesse pubblico – ha continuato – c’è stata la richiesta da parte di donatori e semplici cittadini di mettere a disposizione questo emocomponente: accettare le misure di sicurezza ha significato seguire un comportamento responsabile e solidale con le necessità».

Ma quindi la pandemia ha accresciuto la consapevolezza di quanto preziosi siano sangue e plasma? «Noi siamo stati i primi ad affrontare il reclutamento dei pazienti convalescenti – rivendica Perotti – e la risposta solidale a livello locale è stata straordinaria. Forse alcuni mezzi di comunicazione l’hanno sottovalutata, ma il tema “la cura potresti essere tu” ha smosso le coscienze delle persone».

Plasmaderivati: sicurezza e utilizzo delle immunoglobuline

Il direttore del Centro nazionale Sangue, Vincenzo De Angelis

«Se un medico mette in dubbio la sicurezza di questi medicinali e, di conseguenza, del nostro sistema trasfusionale, è bene che rinfreschi la sua cultura». Non usa mezzi termini il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis, per fare chiarezza una volta per tutte su un tema che, proprio durante la pandemia, più volte era stato sollevato: «Nei Paesi in cui si utilizza il fattore VIII plasmaderivato non si sono mai verificati casi di sieroconversione di una malattia infettiva a seguito di una trasfusione – ha spiegato – Queste paure sono controproducenti e assolutamente infondate».

Ma quindi le immunoglobuline possono essere considerate valide come terapia? «Non c’è nulla che vieti di ricavarle anche contro il Covid – prosegue De Angelis – ma occorre capire che se non abbiamo il plasma alla fonte non possiamo avere le immunoglobuline. Se la ricerca ci metterà a disposizione questi medicinali sarà perché siamo stati bravi a raccogliere il plasma. I medici sanno benissimo che i plasmaderivati sono farmaci salvavita».

Il ruolo dei donatori e la necessità di accessi agevolati nei centri trasfusionali

Dalla necessità di plasma, ecco il ruolo strategico dei donatori: «La cosa più importante è testare i livelli anticorpali dei donatori – spiega Briola – Per fare questo sarà necessario sensibilizzare la popolazione in particolare delle regioni più colpite dal Covid-19 e metteremo a disposizione i nostri centri di raccolta per convocare i donatori e prenotare le donazioni, rispettando le regolari attività dei centri trasfusionali. Tuttavia, la necessità che continuiamo ad avere è quella di una maggiore flessibilità negli accessi se puntiamo a mantenere questi numeri: i donatori, anche in rapporto al calo delle nascite, continueranno a diminuire, mentre le richieste aumenteranno: serve l’impegno di tutte le realtà coinvolte».

Un problema, quello della carenza dei medici trasfusionisti, su cui si è espresso anche il presidente Berti: «Stiamo pensando a una riorganizzazione del sistema trasfusionale, ma servono soluzioni alternative che non mettano a repentaglio la qualità di quello che facciamo. Il problema esiste e purtroppo ostacola quanto chiesto dal presidente Briola».

I prossimi mesi e il cammino verso il vaccino

Studiare il plasma a 360°, cercando di capire come e perché il suo contenuto possa servire a curare le malattie in base a singoli anticorpi o al mix corretto da somministrare ai pazienti, è quello che si augura il dottor Perotti: «Abbiamo ancora pazienti in terapia intensiva, ma fortunatamente stiamo capendo meglio in funzione di quello che abbiamo passato nei mesi scorsi». Che ruolo gioca il vaccino in tal senso? «Potrà essere una buona soluzione, forse non definitiva. Dobbiamo capire quanti soggetti accetteranno di farlo, visto che dati degli Stati Uniti indicano circa un 30% di persone che non lo effettuerà: in più sarà necessario capire quanto potrà smuovere il nostro sistema immunitario e quanto durerà l’immunità».

Di “vaccini” parla invece Berti: «Aspettiamo dati di effettiva efficacia su una serie di posologie. I tempi non li conosciamo, ma molti studi sono in fase avanzata e quindi nell’arco di qualche mese potremo avere qualche informazione in più anche in merito alla sua utilità nella copertura di un’elevata percentuale di popolazione».

L’importanza della vaccinazione antinfluenzale

Sull’andare cauti in merito agli annunci che, settimanalmente, si susseguono da parte di governi esteri sul presunto imminente arrivo del vaccino anti Covid-19, sono d’accordo il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, e il direttore del Cns, Vincenzo De Angelis: «La prudenza è fondamentale perché sarà necessario seguire le mutazioni che eventualmente il virus potrebbe far registrare da qui in avanti. Inoltre un vaccino sarà pronto non quando lo dice un capo di Stato o di Governo, ma quando le autorità regolatorie lo considerano efficaci», spiegano.

E poi l’invito rivolto a tutti: «Vacciniamoci contro l’influenza per evitare complicanze che possano essere confuse con il Coronavirus e rallentare nuovamente le attività ospedaliere. Ma soprattutto vacciniamoci per preservare la nostra salute e quella delle persone che abbiamo intorno».

Fonte: AVIS Nazionale