La morte avvenuta nei giorni scorsi di una signora della provincia di Caserta, testimone di Geova, per aver rifiutato – pur in presenza di una gravissima forma di anemia – una trasfusione di sangue, ha occupato i titoli di diversi mass-media e ci chiama a una breve riflessione.

Dal punto di vista personale e religioso si tratta di una scelta rispettabile, ma per me non condivisibile.

Ogni donatore agisce sapendo che il rispetto della vita è la prima motivazione che lo muove: trasfondere sangue per consentire a una persona di restare in vita va oltre una possibile interpretazione della Sacra Scrittura.

Come medico e come presidente di un’associazione di volontariato rimango quindi molto turbato di fronte a queste scelte, perché il mio compito –in entrambi i casi – è quello di offrire la possibilità di mantenere la vita e la buona qualità di essa.

Credo a ragione di poter affermare che il mio turbamento è anche quello di tutti i nostri donatori, che agiscono con lo stesso scopo di garantire ai pazienti una buona vita attraverso un bene prezioso e insostituibile come il sangue e i suoi componenti.

Gianpietro Briola

Presidente AVIS NAZIONALE

Fonte: AVIS Nazionale