Donazione e inclusione sociale, il presidente Briola e Agathe Wakunga ospiti a Uno Mattina

«Grazie ai donatori ho un figlio, un marito e una vita normale. Senza di loro non saprei come fare». Racconta così la sua esperienza nel corso della trasmissione Uno Mattina, andata in onda oggi, giovedì 28 maggio, Agathe Wakunga, 39enne originaria del Congo e affetta da drepanocitosi.

Paola Severini Melograni intervista Agathe

Si tratta di una malattia genetica del sangue che, nonostante rappresenti la prima al mondo per numero di pazienti coinvolti, è ancora sconosciuta a molti. Consiste in un “taglio” dei globuli rossi provocato dall’emoglobina che ne genera una malformazione simile a una falce, motivo per cui è chiamata anche anemia falciforme. L’effetto che comporta nell’organismo è uno scarso livello di ossigenazione, accompagnato da dolori soprattutto alle articolazioni.

Come spiega Agathe nello spazio condotto dalla giornalista Paola Severini Melograni, «ho necessità di costanti trasfusioni per produrre globuli rossi buoni che possano trasportare l’ossigeno di cui ho bisogno e ridurre così i dolori che ogni volta mi colpiscono. Se non ci fossero i donatori, tutto questo sarebbe impossibile».

Il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, durante il suo intervento a Uno Mattina

Proprio il ruolo della donazione di sangue come strumento di inclusione sociale è stato al centro del messaggio inviato dal presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, e trasmesso nel corso di Uno Mattina: «Solidarietà e aiuto verso gli altri sono i valori che da sempre contraddistinguono la donazione e l’impegno di oltre un milione e 300mila volontari riuniti nella nostra associazione. Valori che costituiscono il nostro Servizio sanitario nazionale e secondo cui non ci sono distinzioni tra chi può contribuire o beneficiare di questo procedimento. Le persone che vengono nel nostro Paese per cercare nuove opportunità possono partecipare a questo straordinario percorso di solidarietà dando il proprio contributo come donatori, ma anche beneficiando di cure e terapie che, senza l’impegno dei donatori stessi, non sarebbero possibili».

Un’ulteriore dimostrazione di come solidarietà e inclusione sociale siano due principi cardine dell’impegno di Avis, come già testimoniato nel corso del convegno organizzato a Padova lo scorso 8 febbraio, intitolato appunto “Senza confini”.

Fonte: AVIS Nazionale