Dall’informatica al sogno della moda, Alessia: «Vi racconto come il Servizio Civile in AVIS mi ha cambiata»

È usanza ritenere che le cose più belle e inaspettate avvengano per caso. Quando nessuno se le aspetta. Succede così che una ragazza si trovi nella sua classe, a scuola. Un giorno un gruppo di volontari organizza un incontro formativo per spiegare a lei e ai suoi compagni cosa rappresenti quel simbolo che hanno sulla felpa e quale sia il loro impegno per contribuire a dare una mano agli altri. Ma soprattutto per permetterle di capire se e come, attraverso la collaborazione con loro, lei possa trovare la propria strada. O comunque il percorso più giusto per completare il suo progetto di crescita. Umana e, perché no, professionale.

Quella ragazza si chiama Alessia Caffarella. Si è diplomata lo scorso anno in un istituto tecnico commerciale a indirizzo informatico di Trani, in Puglia. Ma lei sogna altro per la sua vita professionale: «Adoro disegnare, ecco perché ho aspettato prima di iscrivermi all’università – racconta – vorrei scegliere un indirizzo rivolto alla moda». Quei volontari che lo scorso anno sono entrati nella sua scuola sono i ragazzi che svolgono il Servizio Civile in AVIS. Quegli stessi ragazzi che sono stati, e ancora oggi sono, la sua ispirazione.

Come mai hai deciso di avvicinarti ad AVIS e al Servizio Civile?

«Conoscevo l’Avis da sempre perché mio fratello è donatore e poi, grazie alla visita dei volontari nella mia scuola, ho scoperto che potevo iniziare questo percorso. È stato molto interessante perché, a margine dell’incontro, ci hanno spiegato cosa potevamo fare per partecipare. Non sapevo cosa aspettarmi essendo io molto timida, ma ero curiosa di avvicinarmi a questo mondo. Mi sono trovata molto bene sin dal primo momento».

Alessia Caffarella

Quali erano le tue aspettative e di cosa ti piace occuparti in particolare?

«L’aspetto che più mi piace è quello di avere la possibilità ogni giorno di occuparmi di questioni diverse e conoscere sempre persone nuove. Insieme ai miei colleghi ci occupiamo della pubblicazione di post sui social network, della chiamata dei donatori e di andare nel centro trasfusionale nelle giornate di raccolta. Lì, insieme a loro, sono impegnata nell’accoglienza: consegno ai donatori il modulo personale da compilare, li accompagno dal medico, per poi farmi ritrovare nell’area ristoro dopo la donazione. È un modo per far loro compagnia, sapere se stanno bene o se hanno bisogno di qualcosa e creare un contatto umano importante che non va mai sottovalutato».

Cosa significa per te essere parte attiva di una realtà che fa della solidarietà e del volontariato i propri principi cardine?

«La prima cosa che ho constatato è che l’Avis non è una semplice associazione come io l’avevo sempre considerata, ma è una vera e propria famiglia. Nessuno viene mai lasciato solo, c’è una predisposizione naturale ad aiutarsi reciprocamente e soprattutto il rapporto con i donatori è speciale: non sono mai considerati come numeri, ma come componenti della nostra stessa famiglia».

Quanto è stato importante secondo te il ruolo del volontariato nella fase dell’emergenza Coronavirus?

«Nonostante la pandemia abbia generato enormi problemi a tutti, il nostro ruolo ha rappresentato un punto di riferimento per l’intero territorio. A seguito delle carenze di sangue che si stavano registrando, grazie alla chiamata ai donatori siamo riusciti a tranquillizzare le persone, spiegando loro le precauzioni da adottare per poter donare in tranquillità nonostante il virus. Poi l’attività del Servizio Civile era stata momentaneamente sospesa, ma anche da casa siamo riusciti, attraverso i social network e il telefono, a fornire informazioni e risposte chiare alle domande che in tanti ci sottoponevano».

L’impegno del Servizio Civile può migliorare ancora in qualcosa?

«Per quella che è la mia esperienza attuale, mi ritengo estremamente soddisfatta. Ho la possibilità di seguire e occuparmi di tante cose e di entrare a contatto con persone sempre nuove. Chissà che questo percorso non mi aiuti anche a superare la paura dell’ago e a riuscire a diventare donatrice».

Quale consiglio daresti a un giovane che si approccia al mondo del volontariato?

«Ai ragazzi della mia età direi che si tratta di un’opportunità straordinaria prima di tutto sotto il profilo umano e poi anche professionale. È importante provare e conoscere le persone che sono impegnate in questo ambito e non fermarsi mai alle apparenze. Per questa occasione che sto vivendo con grande entusiasmo non posso fare altro che ringraziare i miei colleghi del Servizio Civile, i giovani che lo scorso anno sono venuti nella mia scuola e mi hanno permesso di avvicinarmi all’associazione, ma soprattutto la presidente della nostra Avis Comunale di Trani, Luisa Sgarra, sempre vicina e pronta a rispondere alle necessità che possiamo avere».

Fonte: AVIS Nazionale